Entriamo nel mondo dell’artigiano siciliano Orazio Cannistraci

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Orazio Cannistraci
Orazio Cannistraci nel suo laboratorio

Quando abbiamo creato Artigianato Italiano, il blog che stai leggendo, avevamo in testa un’idea molto chiara, che è poi esplicata a chiare lettere nel manifesto alla tua destra: dare visibilità alle tante forme di artigianato italiano che ancora oggi sopravvivono, nonostante la crisi, l’indifferenza di qualsiasi istituzione, la lontananza di qualsiasi progetto di comunicazione serio.
E nel mettere in piedi il progetto Artigianato Italiano, l’idea era soprattutto quella di dare voce in prima persona a questi artigiani che ogni giorno creano oggetti degni di diventare parte della nostra vita.
Siamo nati da poco ma per fortuna già molti ci seguono e tra questi proprio un artigiano, uno di quelli a cui questo blog vuole parlare e uno di quelli che questo blog vuole far ascoltare.
Il suo nome è Orazio Cannistraci, di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), tappezziere, e come tutti gli artigiani deve ringraziare una parte fondamentale del suo corpo, le mani, con le quali, come lui stesso dice, “modelliamo, plasmiamo l’imbottitura e stendiamo la stoffa o la pelle, sino a dare la necessaria forma che è allo stesso tempo morbida, elastica e resistente”. Sembra facile ma non lo è. [pullquote_left] Modelliamo, plasmiamo l’imbottitura e stendiamo la stoffa o la pelle. [/pullquote_left]Orazio è entrato in contatto con noi e ci ha scritto, dicendo che gli artigiani devono essere più visibili, far conoscere meglio le loro attività, far crescere un’opinione pubblica che sa scegliere gli oggetti di qualità. Tutte cose in cui crediamo e che vogliamo sostenere. E per farlo, ci sembra giusto riportare quelle che sono le diverse fasi del suo lavoro, come lui stesso ci ha descritto.

 

Entriamo nel laboratorio di Orazio e scopriamo il suo mondo, la sua arte :

1) All’interno sul banco piccolo notiamo dei materiali tipici dell’imbottitura tradizionale: crine vegetale, ovatta, un rotolo di cinghia juta, molle a spirale di varie altezze, spago di vari tipi e titolature.

Materiali per imbottitura tradizionale

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2) Sopra i due cavalletti, (il nostro banco di lavoro) il fusto di una poltrona, sulla parete il pannello porta attrezzi con gli strumenti raffinati dall’esperienza di tantissimi anni: mazzuoli di legno, scalpelli, tiracinghie a mano e a tenaglia, spuntoni con manico o a paletta, tenaglie di varie dimensioni, levachiodi, forbici di varie lunghezze, il martelletto lungo con la bocca piccola piatta o tonda, secondo l’esigenza, il compasso, il metro snodato, la raspa per il legno e la lima; tutto deve essere funzionale, utile a portata di mano, da trovare quasi ad occhi chiusi, gli aghi a lunetta di varie dimensioni, ad una punta, a doppia punta tutti infilati in un cuscinetto posto vicino e tutta la riserva di chiodi di vari tipi e dimensioni; in un angolo la macchina da cucire.

Laboratorio tappezzeria

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3) Ora cominciano con il descrivere le varie fasi dell’imbottitura tradizionale di una sedia: si inizia dall’ incinghiatura, le cinghie di juta per un sedile sono normalmente a due righe, vanno poste in quantità proporzionata alla dimensione del telaio; passiamo alla scelta delle molle, come detto ne esistono di varie altezze, prendiamo l’altezza giusta che serve per realizzare la sedia, le proviamo con le mani per assicurarci del loro equilibrio, andiamo a posare le molle sulle cinghie, usando l’accortezza che il nodo della molla non deve disturbare la successiva fase dell’incordatura, quindi procediamo con l’ago ad una punta e lo spago adatto a cucire le molle.

Cinghiatura e molle

 

 

 

 

 

 

 

 

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4) Ora passiamo all’incordatura che costituisce una fase importante e dalla cui riuscita dipende la forma finale del sedile e il suo uso; essa è eseguita con spago 2-3/4, dopo aver determinato l’altezza della legatura, passiamo le cordicelle facendo dei nodi su ogni molla incontrata, assicurandoci del suo appiombo; Ben inteso, le molle non saranno tutte annodate sulla loro parte superiore, ma ad una certa altezza secondo il posto che occupano sul sedile, in modo da assicurare il loro equilibrio e nel contempo ottenere una superfice leggermente bombata e non completamente piatta.

Incordatura molle

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5) Il passo successivo sarà la ricopertura delle molle con tela juta pesante, andremo a sistemare, puntandola ai quattro lati senza eccessiva tensione, tenendo sempre presente che i fili del tessuto siano sempre perpendicolari tra loro, adesso passeremo a fissare definitivamente la tela puntata in precedenza con chiodi 12/16 equidistanti e con i bordi ripiegati e rivoltati verso l’esterno, poi provvederemo con l’ago curvo a cucire alla tela ogni molla con quattro punti, impedendo così lo strofinio e di conseguenza l’usura della stessa.

Ricopertura molle con tela juta

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6) Arriviamo alla posa dei lacci, operazione importante perché i lacci devono trattenere l’imbottitura, in altre parole il crine vegetale; si prendono alcune manciate di crine e si fa passare negli archi dei lacci, arrotondandolo sul laccio stesso, poi con le mani si allarga leggermente, si comprime, si osserva che non si formino avvallamenti facendo buon uso di quel tatto che non deve far difetto nelle mani di un buon tappezziere, formato il bordo imbottito, si procede riempendo la parte centrale seguendo lo stesso metodo.

Inserimento crine vegetale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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7) Completata la posa del crine si procede con l’applicazione della tela; La puntatura dev’essere molto fitta e la tela deve essere tesa rigorosamente diritta in tutti i sensi, per questo motivo occorre lavorare con le mani ben piatte senza creare delle grinze alla tela stessa. Ora si passa all’impuntura, il punto si dà al contorno e volendo anche in mezzo in senso perpendicolare usando l’ago lungo a due punte e prestando attenzione che lo spago non allaccia le spire delle molle, dopo proviamo la sedia sedendoci sopra per sistemare bene il crine e di conseguenza provare il molleggio. Passiamo all’inchiodatura della tela, si comincia dal centro spuntando la tela e inchiodandola ben tesa e sempre a diritto filo nei due sensi, insistiamo molto sugli angoli, cominciamo dal dietro, passiamo al davanti e poi ai due lati; Nel frattempo avremo cura di controllare sia l’altezza dell’imbottitura che l’appiombo che vogliamo ottenere. Adesso operazione impuntitura, con i diversi punti vale a dire punti in avanti, punti in dietro, punti nascosti o annegati e punti a catenella; Questa è una fase importante perché consente di dare al lavoro la sua forma definitiva e ad assicurarne la solidità nel tempo.

Imbottitura e impuntinatura

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8 ) Poi si passa a stendere un leggero strato di crine vegetale fine per eliminare le gibbosità delle impuntiture e al tempo stesso dare una maggiore morbidezza.

Strato di crine vegetale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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9) Successivamente andiamo a stendere sopra il crine in maniera uniforme uno strato di ovatta, ricopriamo con la tela ed abbiamo la messa in bianco della seduta.

Rivestimento con tela di cotone

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10) Adesso si passa all’imbottitura della spalliera, tela juta pesante, crine vegetale, tela leggera, impuntitura, ovatta e teletta; A questo punto possiamo dire che abbiamo ultimato le operazioni che possiamo definire funzionali, passando a quella più propriamente estetica vale a dire la ricopertura col tessuto. Cominciamo col rilevare le misure, le annotiamo su un foglietto di carta e ci portiamo nell’altro lato del laboratorio dove c’è il tavolo grande e procediamo a tagliare la stoffa nella giusta misura, operazione questa molto delicata dove non sono ammessi errori in quanto una misurazione sbagliata può comportare di giocarsi tutto il guadagno del lavoro stesso.

11) Proseguiamo con l’impostare il tessuto sulla seduta e sulla spalliera, avendo cura di centrare bene il disegno, con una prima impuntatura usando chiodi 12/16.

Impostazione del tessuto

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12) Si procede alla definitiva chiodatura, iniziando dalla seduta, lato per lato, per ultimo gli angoli, poi la spalliera; per ultimo con apposito collante sistemiamo lungo tutto il contorno del rivestimento il gallone copri chiodo. Alla fine impuntiamo e poi inchiodiamo la teletta di cotone nel sottofondo, coprendo anche in questo caso i chiodi sempre mediante l’incollaggio di un’altra passamaneria.

Finitura sottofondo

 

 

 

 

 

 

 

 

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13) A questo punto l’opera del tappezziere è compiuta e la sedia terminata.

Sedia finita

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Li avete contati? Sono 13 passi.

13 fasi in cui il genio della tradizione e la passione competente dell’uomo creano qualcosa che resterà.

Questa è la meraviglia dell’Artigianato.

Ringraziamo Orazio per la sua disponibilità e per le preziose informazioni che ha deciso di condividere con noi e con i lettori di Artigianato Italiano ed invitiamo altri artigiani a seguire il suo esempio per dar voce alla propria arte attraverso le nostre pagine. 

 

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